Biografia

Geografia di un “exursus” artistico

Nell’arco della stagione umana giunge il momento di redigere, anche mentalmente, un bilancio e dunque di poter vagliare, come da crivello, sabbia o altri incoerenti alla ricerca della pepita che confermi un traguardo raggiunto o da raggiungere. Esso è, pertanto, il delineamento di un’attività in cui si è riposta tutta la propria fede, gli entusiasmi, gli scoramenti e le sofferte sconfitte.

Anche se tale bilancio non è certo quello conclusivo, né come presenza terrena, né artistica, è pur quello che il tempo inflessibile consegna: un verbale documentato sul proprio apporto culturale alla società.

E’, forse, ciò che si dice “l’ora della verità”, ossia la verifica nel senso tangibile di una strada lunga cinquant’anni in cui, tolte le scorciatoie, i ritorni, gli acceleramenti ed il terreno accidentato da mille contrasti si perviene alla somma conclusiva, ma non definitiva, di un trascorso artistico.

Mi è, dunque, naturale ripercorrere nel senso contrario tale tragitto partendo dalla mia particolare predisposizione che mi si è rivelata sin dalle classi elementari e così al ginnasio e al liceo, quando la carica interiore mi urgeva nella descrizione grafica: il volume di sintassi latina ne fa testimonianza per le numerose illustrazioni che vi ho lasciato.

Il mio indirizzo agli studi classici mi aveva deviato da quelli artistici per cui m’impostai spontaneamente all’insegna di un autodidattismo naturale che diede inizio a ciò che, nella nebulosa memoria, è stato il mio “iter” artistico.

Al riguardo, la mia prima espressione di cui io abbia memoria è costituita da una pittura murale realizzata su una parete del terrazzo di casa nostra servendomi dei colori residui lasciati dagli imbianchini che avevano ripulito il nostro appartamento di Via Celso a Palermo.

Il fascino della pittura era in “nuce” e si magnificava nell’osservazione costante dei pittori di carri al lavoro a Bagheria dove ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza essendovi originari.

La fulminazione dirompente mi avvenne proprio là frequentando, per nostra amicizia familiare, lo studio estivo del pittore Nino Garaio. M’incantavo come serpente dinanzi alle sue creazioni e tutta la mia accesa vitalità di furetto fremente si acquietava con partecipe meditazione. Pervenivo, più avanti, alle prime espressioni pittoriche su lenzuola di casa appena dimessi, nel ’51, quando ogni opera sembrava appagarmi di una febbre creativa. Tanta strada dopo, con le fratture, i silenzi meditativi, gli scoramenti, l’ansia creativa che hanno punteggiato il percorso iniziale finché, trasferitomi nella capitale, in volontario esilio, presi nuova linfa rigenerante per gl’incoraggiamenti del compianto, celebre amico Renato Guttuso, la cui personalità mi fu di chiarezza nel complesso mondo artistico.

La calda amicizia che intessemmo ed il mio intenso lavoro produssero apprezzamento e stima da parte sua al punto da presentarmi in catalogo la mia prima mostra personale in Roma. E così per altre due presenziando alle vernici d’inaugurazione. Ne ho realizzate quarantasette.

Ero stato, anni prima, in lungo soggiorno alla Mecca dell’Arte, Parigi, a respirare l’aria eccitante degli “ateliers” di Montmartre e Montparnasse. Scoprivo i grandi valori dell’Arte figurativa studiando i Maestri di ogni tempo. Era quella la “routine” che mi appagava del sogno cullato per tanti anni.

Da quell’esperienza che mi ha tanto segnato prese l’avvio la mia vera condizione di pittore che di pari passo traeva quella nascosta di scrittore e poeta. Attività naturali in me fino a tutt’oggi, per cui esprimermi nelle due attività mi è connaturato.

Dopo il soggiorno sulla Senna hanno preso l’avvio quelli che io ho chiamato “momenti”, caratterizzati da un particolare interesse per un dato soggetto fino alla sua completa definizione.

Così il “momento giallo”, in verità iniziato in Sicilia, in cui ho cercato di cogliere il dramma di un’umanità che, inserita in paesaggi lunari di miniera di zolfo, additava condizioni di vita da schiavi.

Ad esso è seguito quello “parigino” inteso alla scoperta di un luogo come sacrario artistico cui rendevo omaggio.

Quello “lunare” in cui, affascinato dall’esplorazione umana mi consentì di sbrigliare la fantasia intorno ad un mondo nuovo, lunare appunto, realizzando soggetti immaginifici.

Eppoi quello “eoliano”, di paesaggistica mediterranea di certe piccole isole siciliane dalla caratteristica particolare per un vulcano che, a memoria d’uomo, non si è mai spento. E’, forse, il luogo dove vorremmo vivere e morire. Da tale momento significativo della mia pittura è nato quello del “relitto di barca” lasciato a morire sulla spiaggia in un alone di poesia per la lussureggiante natura che la ricopre di calda cromia floreale. Quel momento ha, forse, rappresentato uno dei momenti più espressivi della mia poetica. Certamente una trasfigurazione del mio io.

Ma in me vanno, quasi, di pari passo la letteratura e la pittura, materie che ho curato negli anni con discreto successo per i riconoscimenti che mi sono stati conferiti, a livello nazionale, in specie per la poesia. Diverse sono le pubblicazioni che ho realizzato negli anni. Collaboro con articoli di critica d’arte e di colore su numerose Riviste letterarie italiane e russe.

Tra tali “momenti” descritti mi urge segnalare anche quelli di pura stasi, per un riepilogo mentale ed una meditazione dell’anima. Tale silenzio interiore lo considero quanto mai costruttivo perché mi conduce verso altri espressivi.

Oggi vivo il momento degli “uomini di pietra” intesi come pietrificazione dei sentimenti umani e dei diritti dell’uomo calpestati in tanti luoghi del mondo. La mia è una voce inascoltata, ma di denuncia civile.

Mi rimane inconsolabile e di grande rimpianto quello di non essermi dedicato ad una mia grande passione: l’archeologia. Le pietre parlano con un loro esclusivo linguaggio: su di esse leggiamo la storia, l’arte, la vita ed anche i sentimenti di un popolo scomparso. Di tali emozioni ne ho trasferite tante sulla tela e ne ho scritto altrettanto.

Su questi cardini, tra pittura e letteratura è scivolata la mia vita artistica e su questa attività cinquantennale si è espressa la mia anima.

Roma, giugno 2006

Mario Tornello

Mario Tornello (21.10.1927, Palermo – 2.02.2010, Roma): pittore, poeta e scrittore.

Ha tenuto in note Gallerie italiane e straniere 47 mostre personali e partecipato, su invito, a più di 250 Rassegne d’arte in Italia e all’estero.

La sua penultima Mostra è stata organizzata a Mosca nel 2004 al Palazzo delle Nazioni, su invito, come primo artista italiano dalla fondazione di tale istituzione.

E’ ampiamente rappresentato in pubblicazioni specializzate d’arte.

Le sue opere si trovano in diverse collezioni private e pubbliche in Italia ed all’estero.

Della sua attività artistica hanno scritto i critici importanti: F. Carbone, R. Civello, A. Cremona, R. De Grada, S. Gatto, F. Grasso, R. Guttuso, B. Caruso, E. Mercuri, M. Monteverdi, D. Morosini, S. Orienti, N. Ponente, A. Rigoli, A. Rossi, G. Sternheim, L. Venturi, M. Venturoli ed altri.

Ha vinto numerosi Premi d’arte nazionali ed esteri.

Ha realizzato 10 pitture murali in diverse città italiane.

Nel 1988 lo Studio cinematografico “Prisco Production” di Roma ha realizzato il documentario “Memorie isolane di Mario Tornello” su testo critico di Renato Civello dedicato alla sua attività artistica e poetica.

E’ autore di raccolte di poesie e racconti: “L’isola della memoria” Ed. Sciascia, Caltanissetta, 1984, presentato da Vito Riviello; “A braccia aperte” Ed. Fermenti, Roma, 1994, presentato da Marcello Venturoli; “Il Signor Piazza ed altri racconti” Ed. Aracne, Palermo, 1989, presentato da Renato Civello; “Comu petra supra ‘u cori” Ed. Leopardi, Palermo, 1995, presentato da Santi Correnti; “Il fiore sul vulcano ed altri racconti” Ed. Leopardi, Palermo, 1995, presentato da Lucio Anzalone; “Rhapsody in blue” Ed. Il Vertice, Palermo, 2001; “Calori di Sicilia” racconti e poesie, bilingue, italo-russo, Ed. Marina, Mosca, 2004, presentato da Lollij Zamoiskij con traduzione e saggio critico di Irina Barancheeva.

E’ stato insignito “Honoris Causa” del titolo di Accademico dell’Accademia Siculo Normanna di Palermo e Monreale nel 1997 ed inoltre del Premio di Cultura della stessa Accademia nel 2001.